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IL REPORTAGE FOTOGRAFICO DEL TUO MATRIMONIO


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"Non siamo fotogenici!": come avere foto di matrimonio spontanee e naturali senza pose

03/10/2026 13:19

Marco Morelli

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Foto di matrimonio senza pose e spontanee

Vi sentite poco fotogenici? Scoprite come ottenere foto di matrimonio spontanee, naturali e senza pose forzate, vivendo davvero la vostra giornata.

“C'è solo una cosa che dobbiamo dirti: noi non siamo fotogenici.”

 

È una delle frasi che ascolto più spesso quando incontro una coppia per la prima volta. A volte viene detta con leggerezza, quasi fosse una battuta; altre volte, invece, dietro quelle parole si percepisce una preoccupazione reale, soprattutto da parte di chi non ama essere fotografato e teme che il giorno del matrimonio possa trasformarsi in una lunga sequenza di pose, sorrisi forzati e istruzioni su dove mettere le mani.

 

Subito dopo arriva quasi sempre una seconda precisazione: “E poi non sappiamo metterci in posa”.

La risposta che do è molto semplice: non è necessario saperlo fare.

 

Se quello che desiderate sono foto di matrimonio spontanee e naturali, non dovete prepararvi davanti allo specchio, studiare il vostro profilo migliore o imparare una serie di pose da utilizzare durante la giornata. Il matrimonio non è un servizio fotografico al quale viene aggiunta una cerimonia, ma esattamente il contrario: è una giornata che deve essere vissuta, mentre il fotografo cerca di raccontarla senza modificarne continuamente il corso. È una situazione che incontro molto spesso nel mio lavoro di fotografo di matrimonio a Lecce e nel Salento.

 

È proprio da qui che nasce il mio modo di intendere il reportage di matrimonio. Non dal rifiuto assoluto di qualsiasi ritratto o fotografia organizzata, ma dall'idea che gli sposi non debbano passare la giornata pensando alla macchina fotografica. Se siete impegnati a ridere con gli amici, ad abbracciare i vostri genitori, a parlare con qualcuno che non vedevate da tempo o semplicemente a godervi quello che sta accadendo, il mio lavoro consiste nel trasformare quei momenti in fotografie.

 

In molti casi, paradossalmente, le coppie che si definiscono “poco fotogeniche” sono proprio quelle che si trovano meglio con questo approccio e con le quali riesco spesso a realizzare le fotografie più interessanti.

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“Non siamo fotogenici”: ma cosa significa davvero?

Quando diciamo di non essere fotogenici, nella maggior parte dei casi non stiamo esprimendo un giudizio oggettivo sul nostro aspetto. Stiamo piuttosto descrivendo una sensazione che proviamo quando sappiamo che qualcuno ci sta fotografando.

 

Basta pensare a ciò che succede quando una persona prende il telefono e dice: “Guardate qui, facciamo una foto”. Improvvisamente diventiamo consapevoli di tutto: del sorriso, della postura, del mento, delle mani, dello sguardo. In una frazione di secondo cominciamo a controllare il nostro corpo, nel tentativo di apparire naturali proprio nel momento in cui abbiamo smesso di esserlo.

 

È un meccanismo abbastanza comune. Una persona che fino a un istante prima stava ridendo spontaneamente può trasformare completamente la propria espressione non appena si accorge della macchina fotografica. Il sorriso diventa più rigido, il corpo assume una posizione innaturale e il risultato finisce per confermare la convinzione iniziale: “Vedi? Nelle fotografie vengo sempre male”.

Il problema, però, potrebbe non essere affatto la fotogenia.

 

Pensate alle immagini che vi piacciono maggiormente di voi stessi. Molto spesso non sono quelle in cui qualcuno vi ha chiesto di guardarvi in camera e sorridere, ma fotografie realizzate mentre stavate parlando, ridendo o facendo qualcosa senza preoccuparvi dell'obiettivo. In quelle immagini non stavate cercando di apparire in un determinato modo: stavate semplicemente vivendo una situazione.

Ed è proprio questa la differenza sulla quale lavora un fotografo di matrimonio che sceglie un approccio spontaneo e documentaristico.

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Non saper posare può essere un vantaggio

Sembra quasi un paradosso, ma per un certo tipo di fotografia non essere abituati a posare può persino rappresentare un vantaggio.

 

Naturalmente esistono generi fotografici nei quali la posa è fondamentale. Nella moda, nella pubblicità o nel ritratto editoriale, ogni dettaglio può essere studiato con estrema precisione: la posizione delle mani, la linea delle spalle, l'inclinazione del viso, la direzione dello sguardo. È un linguaggio fotografico perfettamente legittimo e, quando viene utilizzato bene, può produrre immagini straordinarie.

Un matrimonio, però, non è necessariamente quel tipo di fotografia.

 

Durante le nozze accadono continuamente cose che non possono essere previste né ricostruite allo stesso modo: uno sguardo tra due persone, la reazione di un genitore durante la cerimonia, una risata improvvisa, un amico che fa qualcosa di assurdo nel momento meno opportuno, un bambino che decide di ignorare completamente il programma della giornata.

È proprio questa imprevedibilità a rendere interessante il reportage.

 

Per questo motivo, se avete scelto un fotografo che lavora prevalentemente in maniera documentaristica, non dovete presentarvi al matrimonio avendo imparato a posare. Dovete piuttosto sentirvi liberi di comportarvi come fareste se la macchina fotografica non ci fosse.

 

Naturalmente il fotografo deve saper intervenire quando serve. Può suggerire di spostarsi di qualche metro perché la luce è migliore, scegliere un punto della location particolarmente interessante oppure dare una piccola indicazione durante le fotografie di coppia. Ma esiste una grande differenza tra aiutare gli sposi e dirigere ogni loro gesto per l'intera giornata.

La prima cosa lascia spazio alla personalità della coppia. La seconda, inevitabilmente, tende a sostituirla con quella del fotografo.

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Foto spontanee non significa fotografie fatte a caso

Uno degli equivoci più frequenti sul reportage riguarda proprio il concetto di spontaneità. A volte si immagina che il fotografo di reportage sia semplicemente qualcuno che scatta tantissime fotografie senza intervenire, nella speranza che tra migliaia di immagini ne esca qualcuna particolarmente riuscita.

 

In realtà, almeno per come intendo io questo lavoro, accade quasi l'opposto.

 

Fotografare qualcosa che non possiamo controllare richiede moltissima attenzione. Il fotografo deve osservare le persone, comprenderne le relazioni, intuire quello che potrebbe succedere e scegliere in anticipo la posizione dalla quale raccontarlo. Deve contemporaneamente pensare alla luce, alla composizione e allo sfondo, senza avere la possibilità di chiedere ai protagonisti di ripetere ciò che è appena accaduto.

 

Se durante i preparativi il padre della sposa guarda sua figlia per pochi secondi con un'espressione particolare, quella fotografia esiste soltanto in quel momento. Non possiamo fermare tutto e dire: “Scusate, rifacciamola perché ero dalla parte sbagliata”.

 

È proprio questo il fascino della fotografia documentaria: il fotografo deve adattarsi alla realtà, invece di chiedere continuamente alla realtà di adattarsi alla fotografia.

 

Le foto di matrimonio spontanee, quindi, possono essere curate tanto quanto una fotografia costruita. Cambia il modo in cui vengono realizzate. La spontaneità riguarda ciò che accade davanti alla macchina fotografica, non la quantità di attenzione che il fotografo dedica allo scatto.

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Il matrimonio non dovrebbe diventare un set fotografico

Le fotografie resteranno tra i ricordi più importanti del matrimonio. È una delle ragioni per cui scegliere il fotografo merita attenzione e non dovrebbe essere considerato semplicemente uno dei tanti punti da spuntare durante l'organizzazione.

 

Proprio perché le fotografie hanno questo valore, però, credo sia importante evitare un paradosso: passare buona parte della giornata a costruire immagini che dovrebbero ricordarci una giornata che, in realtà, non abbiamo avuto il tempo di vivere.

 

Può succedere più facilmente di quanto si pensi. Tra fotografie durante i preparativi, sessioni di coppia, spostamenti verso luoghi scelti appositamente per gli scatti, fotografie di gruppo e altre situazioni organizzate, gli sposi possono ritrovarsi a trascorrere una porzione significativa del ricevimento lontano dai propri invitati.

 

Non esiste naturalmente una regola universale. Alcune coppie desiderano proprio un servizio fotografico molto costruito, e in quel caso sarebbe sbagliato proporre loro qualcosa di diverso. Ma se l'obiettivo è avere un racconto naturale della giornata, allora il fotografo dovrebbe cercare di occupare meno spazio possibile nella memoria degli sposi.

 

Uno dei complimenti che considero più significativi è quando, dopo il matrimonio, qualcuno mi dice di essersi quasi dimenticato della nostra presenza.

 

Non significa che il fotografo sia rimasto immobile in un angolo. Significa piuttosto che ha fatto il proprio lavoro senza costringere continuamente le persone a interrompere ciò che stavano facendo.

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Cosa fa un fotografo mentre voi non posate?

Cosa fa un fotografo mentre voi non posate?

Il fatto che gli sposi non ricevano continuamente indicazioni non significa che il fotografo stia semplicemente aspettando che qualcosa accada davanti a lui.

 

Durante un matrimonio c'è un'attività quasi continua di osservazione. Bisogna capire quali persone potrebbero avere un ruolo importante nella storia, anticipare certe reazioni, spostarsi rapidamente tra situazioni diverse e, soprattutto, evitare di concentrarsi esclusivamente sugli sposi.

 

Durante una cerimonia, per esempio, alcune delle fotografie più interessanti possono trovarsi a qualche metro di distanza dalla coppia. Può essere la reazione di una madre, l'emozione di un testimone oppure uno scambio di sguardi tra due persone tra gli invitati.

 

Gli sposi, inevitabilmente, non riescono a vedere tutto ciò che avviene durante il loro matrimonio. Sono al centro della giornata e, proprio per questo, molte piccole storie accadono fuori dal loro campo visivo.

Una delle funzioni più belle del reportage è proprio restituire anche quei frammenti.

 

Quando gli sposi guardano le fotografie possono così scoprire qualcosa del proprio matrimonio che non avevano visto: un parente che si commuove durante la cerimonia, due amici che scherzano durante l'aperitivo, un bambino addormentato nel momento di massimo caos della festa.

In questo senso il fotografo non documenta soltanto ciò che gli sposi ricordano. A volte aggiunge nuovi ricordi alla loro giornata.

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Ma allora le foto di coppia non si fanno?

Naturalmente sì.

 

Scegliere un fotografo di matrimonio senza pose forzate non significa rinunciare ai ritratti degli sposi. Significa semplicemente interpretarli in maniera differente.

 

Personalmente amo dedicare un breve momento anche alle fotografie di coppia, ma cerco di evitare che diventi un'interruzione troppo lunga del matrimonio. Non considero necessario trascorrere un'ora o più spostandosi continuamente alla ricerca di scenari diversi, soprattutto quando la location offre già ambienti interessanti. Spesso bastano quindici o venti minuti scelti bene.

 

Durante un matrimonio estivo nel Salento, per esempio, aspettare una luce più morbida verso il tramonto può essere molto più utile che portare gli sposi fuori durante il pomeriggio, quando il sole è ancora alto e la luce particolarmente dura.

 

In quel breve tempo posso suggerire una posizione oppure chiedere alla coppia di camminare in una determinata direzione. La differenza rispetto a una fotografia completamente costruita è che cerco di lasciare agli sposi libertà all'interno della scena, evitando di controllare ogni gesto.

Non mi interessa che due persone interpretino una versione ideale di se stesse. Mi interessa che, pur all'interno di un ritratto, continuino a riconoscersi.

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Anche una foto di coppia può essere naturale

A volte il concetto di spontaneità viene interpretato in maniera troppo rigida, quasi esistessero soltanto due possibilità: fotografia completamente casuale oppure posa costruita nei minimi dettagli.

In realtà esiste un territorio molto più ampio.

 

Il fotografo può scegliere un luogo, valutare la luce e portare gli sposi in una posizione favorevole, lasciando poi che interagiscano liberamente. Può dare una piccola indicazione iniziale e osservare ciò che accade dopo, senza trasformare ogni secondo in un comando.

 

È un metodo che trovo particolarmente adatto alle coppie che dicono di non sentirsi fotogeniche, perché elimina gran parte della pressione. Non devono chiedersi continuamente cosa fare,

possono parlare, camminare, abbracciarsi o semplicemente godersi qualche minuto da soli.

 

E forse questo è un altro aspetto poco considerato: durante una giornata nella quale si è circondati costantemente da decine o centinaia di persone, quei pochi minuti dedicati alle fotografie di coppia possono diventare una piccola pausa. Un momento in cui rendersi conto, finalmente, di essersi sposati.

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E le fotografie con genitori e parenti?

Il reportage non è una religione e personalmente diffido sempre delle regole troppo rigide.

Se gli sposi desiderano una fotografia con i genitori, i nonni, i fratelli, i testimoni o gli amici, non c'è alcun motivo per non farla. Anzi, alcune immagini apparentemente più tradizionali possono acquistare con il tempo un valore enorme.

 

Una fotografia con i genitori potrebbe non sembrare oggi la più creativa dell'intero servizio, ma tra molti anni potrebbe diventare una delle fotografie più importanti.

Il punto, anche in questo caso, è trovare un equilibrio.

 

Le fotografie di gruppo possono essere organizzate in maniera semplice e rapida, senza trasformare il matrimonio in una lunghissima sequenza di combinazioni familiari. È sufficiente concordare quali sono realmente importanti e dedicare loro il tempo necessario.

 

Quello che cerco di evitare è che gli sposi passino una parte consistente del ricevimento immobili davanti alla macchina fotografica mentre qualcuno richiama gruppi sempre diversi di parenti.

Il reportage non elimina la tradizione, cerca semplicemente di evitare che la tradizione prenda il controllo dell'intera giornata.

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Perché spesso ci vediamo peggio nelle fotografie di quanto ci vedano gli altri

Quando una persona mi dice di non piacersi nelle fotografie, cerco sempre di ricordare che il rapporto che abbiamo con la nostra immagine è molto particolare.

 

Siamo abituati soprattutto a guardarci allo specchio, quindi vediamo quotidianamente una versione invertita del nostro viso rispetto a quella percepita dagli altri. Inoltre, negli ultimi anni, ci osserviamo continuamente attraverso le fotocamere degli smartphone, spesso utilizzate a distanza molto ravvicinata e con focali grandangolari che possono alterare leggermente le proporzioni.

 

A tutto questo si aggiunge una caratteristica molto umana: conosciamo il nostro viso molto meglio di quello di qualsiasi altra persona. Sappiamo perfettamente quale piccolo dettaglio non ci piace e tendiamo a cercarlo immediatamente in ogni fotografia. Chi guarda quell'immagine, invece, generalmente vede altro.

 

Durante un matrimonio questo aspetto diventa ancora più evidente, perché una fotografia non è soltanto la rappresentazione estetica di un volto: è parte di una storia.

Una lacrima, una risata, un'espressione buffa o persino un movimento poco elegante possono rendere una fotografia infinitamente più significativa di un ritratto formalmente perfetto.

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Come capire se le fotografie sono davvero spontanee

Le parole “naturale”, “autentico”, “spontaneo” e “reportage” sono diventate molto frequenti nella comunicazione dei fotografi di matrimonio. È quindi utile andare oltre le definizioni e osservare concretamente il lavoro.

 

Instagram può essere un ottimo punto di partenza, ma non dovrebbe essere l'unico strumento con cui scegliere un fotografo. Un profilo social mostra inevitabilmente una selezione molto ridotta del lavoro: alcune decine di immagini scelte tra migliaia di fotografie realizzate durante l'anno.

 

Per capire realmente come lavora un professionista sarebbe molto più utile osservare almeno un matrimonio completo.

 

Guardate cosa succede durante i preparativi, come viene raccontata la cerimonia, quanta attenzione viene dedicata agli invitati e come vengono fotografati i momenti meno spettacolari della giornata. Osservate soprattutto se le persone sembrano consapevoli della presenza della macchina fotografica oppure stanno semplicemente vivendo ciò che accade.

 

Un altro elemento interessante è la varietà.

Se in ogni matrimonio le coppie assumono esattamente le stesse pose negli stessi momenti, probabilmente il fotografo utilizza una struttura molto precisa e ripetibile. Non c'è nulla di sbagliato, ma è un approccio diverso dal reportage.

Una fotografia documentaria dovrebbe conservare qualcosa della specificità delle persone che racconta.

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Quando una fotografia sembra spontanea ma non lo è

Esiste poi un'altra possibilità: fotografie apparentemente spontanee che sono state in realtà costruite.

 

Il fotografo può chiedere agli sposi di camminare, fermarsi, ridere, guardarsi o ripetere un gesto. Il risultato può apparire molto naturale, anche se dietro l'immagine esiste una regia precisa.

Ancora una volta, non considero questa modalità migliore o peggiore in assoluto. È semplicemente importante sapere cosa si sta scegliendo.

 

Se per voi la priorità è avere immagini esteticamente molto curate e non vi disturba seguire indicazioni, questo approccio può essere perfetto. Se invece il vostro desiderio principale è vivere il matrimonio senza sentirvi costantemente diretti, allora dovreste approfondire il metodo di lavoro del fotografo.

Una domanda molto semplice può aiutare: “Quanto ci dirai cosa fare durante la giornata?”

La risposta, spesso, racconta più di molte dichiarazioni sullo stile.

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Il fotografo deve essere invisibile?

Quando si parla di reportage si utilizza spesso l'idea del fotografo invisibile. Naturalmente è una metafora: nessuno scompare realmente e, purtroppo, il mantello di Harry Potter non è ancora entrato nella normale dotazione di uno studio fotografico. Il concetto, però, è corretto.

 

Un fotografo dovrebbe essere capace di capire quando la propria presenza è utile e quando, invece, rischia di cambiare il comportamento delle persone.

 

Ci sono momenti nei quali bisogna parlare, dare indicazioni, organizzare una fotografia o risolvere rapidamente un piccolo problema. Pensare che un fotografo possa lavorare dodici ore senza rivolgere una parola a nessuno sarebbe poco realistico.

 

La discrezione riguarda piuttosto la capacità di non trasformarsi nel protagonista della giornata.

Durante un momento emotivo tra due persone, per esempio, è importante trovare la distanza giusta. Essere abbastanza vicini per raccontarlo e abbastanza lontani da non interromperlo.

È una sensibilità che si sviluppa con l'esperienza e che considero importante almeno quanto molte capacità tecniche.

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Il rapporto con il fotografo conta più della fotogenia

Se non amate essere fotografati, la cosa più importante non è imparare a stare davanti all'obiettivo ma scegliere qualcuno con cui riuscite a sentirvi tranquilli.

 

Non è necessario diventare amici del fotografo dopo dieci minuti di conversazione. È però importante percepire che la persona che avrete accanto per molte ore sia in grado di rispettare il vostro carattere e il vostro modo di vivere la giornata.

 

Ogni coppia è diversa, ci sono persone molto espansive, altre riservate. Qualcuno si dimentica della macchina fotografica quasi immediatamente, mentre altri hanno bisogno di più tempo. Alcuni amano essere al centro dell'attenzione, altri preferirebbero attraversare la sala senza che nessuno li guardasse.

Pretendere di fotografare tutti nello stesso modo sarebbe assurdo.

 

Anche il reportage richiede quindi una forma di adattamento. Non significa semplicemente applicare un metodo standard chiamato “foto spontanee”, ma comprendere chi si ha davanti e trovare una distanza compatibile con quelle persone.

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Come venire bene nelle foto del matrimonio senza pensare alle foto

Se dovessi dare un solo consiglio a una coppia che teme di non essere fotogenica, sarebbe proprio questo: cercate di non passare il matrimonio pensando a come apparirete nelle fotografie.

 

Sembra facile a dirsi, ma scegliere il professionista giusto serve anche a questo.

Se avete visto il suo lavoro, avete compreso il suo metodo e vi fidate del modo in cui racconta le persone, a un certo punto dovete lasciare che faccia il proprio lavoro.

 

Non cercate continuamente la macchina fotografica e see vedete il fotografo avvicinarsi, non interrompete quello che state facendo. Non smettete di parlare per guardarvi verso l'obiettivo e soprattutto non sentite il bisogno di produrre continuamente fotografie.

 

Se il fotografo sta lavorando in stile reportage, molto probabilmente vi sta già fotografando proprio mentre pensate che non stia succedendo niente. Sono spesso quelli i momenti che acquistano più valore.

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Foto di matrimonio spontanee a Lecce e nel Salento

Il Salento offre scenari meravigliosi, ma quando fotografo un matrimonio cerco sempre di ricordare che lo scenario rimane lo sfondo. Quello che realmente mi interessa sono le persone e il modo in cui interagiscono tra loro.

 

Mi interessa il padre che vede sua figlia pronta per la prima volta, l'amico che cerca di far ridere lo sposo mentre tutti sono nervosi, la madre che sistema qualcosa sull'abito anche se probabilmente non ce n'era alcun bisogno, gli invitati durante la festa, gli abbracci, le mani e le piccole situazioni che nessuno aveva programmato.

 

Il mio lavoro come fotografo di matrimonio a Lecce e nel Salento nasce proprio da questa idea: intervenire quando è necessario, ma lasciare spazio a ciò che accade realmente. Non significa rinunciare alla cura delle fotografie ma scegliere che cosa mettere al centro.

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Domande frequenti sulle foto di matrimonio spontanee

Non siamo fotogenici: possiamo comunque avere belle fotografie?

Sì. La maggior parte delle persone che si definiscono poco fotogeniche semplicemente non ama sentirsi osservata mentre viene fotografata. Un approccio discreto e documentaristico riduce proprio questa consapevolezza e permette di fotografare espressioni molto più naturali.

 

Dobbiamo imparare a posare prima del matrimonio?

No, se avete scelto un fotografo che lavora prevalentemente in stile reportage. Durante qualche ritratto di coppia possono esserci piccole indicazioni, ma non dovrebbe essere necessario preparare una serie di pose da ricordare durante la giornata.

 

Un fotografo senza pose realizza comunque fotografie di coppia?

Certamente. Evitare le pose forzate non significa eliminare i ritratti. È possibile realizzare fotografie di coppia curate scegliendo una buona luce e lasciando agli sposi libertà di movimento e di interazione.

 

Quanto tempo bisogna dedicare alle fotografie di coppia?

Non esiste una durata obbligatoria. Molto dipende dalla location, dalla luce e dal programma della giornata. In molti casi una sessione breve, realizzata nel momento giusto, può essere più efficace di un servizio molto lungo.

 

Possiamo fare fotografie con genitori, parenti e amici?

Naturalmente. Le fotografie familiari sono importanti e possono convivere perfettamente con il reportage. Il consiglio è semplicemente di scegliere in anticipo quali gruppi sono davvero significativi, così da realizzarli rapidamente senza interrompere troppo a lungo il ricevimento.

 

Come possiamo capire se un fotografo realizza davvero foto spontanee?

Il modo migliore è osservare reportage completi e non soltanto il portfolio o Instagram. Guardate come vengono raccontati preparativi, cerimonia, invitati e ricevimento e chiedete direttamente al fotografo quanto interviene durante la giornata.

 

Le fotografie spontanee sono meno curate?

Assolutamente no. Una fotografia spontanea può avere una composizione accurata, una buona luce e una postproduzione coerente. La differenza è che il fotografo costruisce la fotografia intorno a ciò che accade, invece di costruire ciò che accade per ottenere la fotografia.

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Non dovete essere fotogenici, dovete riconoscervi

Alla fine, probabilmente, la domanda più utile non è: “Nelle fotografie verremo belli?” ma un'altra:

“Quando guarderemo queste immagini, ci riconosceremo?”

 

Una fotografia di matrimonio può essere tecnicamente perfetta e spettacolare, ma se per ottenerla avete dovuto interpretare continuamente un personaggio potrebbe raccontare molto bene lo stile del fotografo e molto poco di voi.

 

Io preferisco cercare un equilibrio diverso, voglio che le fotografie siano belle, naturalmente, ma voglio soprattutto che conservino qualcosa delle persone che ho davanti: il modo in cui ridono, il modo in cui si guardano, la loro complicità e persino qualche piccola imperfezione.

 

Perché tra vent'anni, vi assicuro, non osserverete quelle immagini chiedendovi se avevate inclinato correttamente il mento.

Cercherete vostro padre, vostra madre, gli amici che erano lì, le persone che nel frattempo saranno cambiate. Cercherete il modo in cui vi guardavate e proverete a ricordare cosa stavate pensando in quel preciso istante.

 

Le fotografie migliori, almeno per me, sono quelle che riescono a riportarvi lì.

E per ottenere immagini di questo tipo non serve essere fotogenici, serve soprattutto avere qualcosa di vero da ricordare.

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Vi riconoscete in questo modo di vivere la fotografia di matrimonio?

Se vi riconoscete in questo modo di vivere la fotografia di matrimonio, senza pose forzate e senza trasformare la giornata in un set, potete dare un’occhiata ai miei reportage completi per capire meglio come lavoro. E se state organizzando il vostro matrimonio a Lecce o nel Salento e volete sapere se sono disponibile per la vostra data, potete contattarmi direttamente dal sito: sarò felice di conoscere qualcosa in più di voi e del matrimonio che state immaginando.

Sono Marco Morelli, fotografo di matrimonio a Lecce e nel Salento. 

Racconto la vostra giornata con un reportage naturale, spontaneo e senza pose. Scopri le mie foto. 

P.IVA 04790470753 - Trepuzzi (LE) - Via Firenze, 51 - cell. 3472928165 - marcomorelli.eu@gmail.com

 

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